Il ricamo Bandera: una soluzione alla crisi tutta piemontese

Mi stupisce sempre il fatto che in periodi di crisi nascano comunque cose belle, che si affermano e che durano nel tempo. Così è stato per il jeans, una tela nata povera, per i poveri e finita per diventare un vero cult globale.
Avvicinandomi al Piemonte un’altra povera tela ha invece generato un’arte che per fortuna ancora si pratica e si tramanda in scuole specializzate: il Ricamo Bandera.

Ricamo Bandera: autentica pittura fatta con l'ago

La tela Bandera e un ricamo pregiato per impreziosire vecchi mobili

Racconta Gisella Tamagno Gazzola nel suo libro Il mio Bandera edito dall’Associazione Culturale il Quadrifoglio che il Bandera è un ricamo esclusivamente piemontese con uno spiccato gusto francese. La leggenda narra, che nella seconda metà del 1600, un tessitore chierese (Chieri è una cittadina a pochi km da Torino ed è , da secoli, centro di industrie tessili), un certo signor Bandera, produsse una tela di colore grezzo, a nido d’ape o rigata, molto robusta e resistente.

Con la morte di re Carlo Emanuele II salì al trono in quegli anni, in qualità di reggente, Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, madre del futuro Vittorio Amedeo II

Il Piemonte attraversava un periodo di scarsa prosperità  economica e i nobili dovendo accogliere nelle loro dimore la nuova sovrana, contenendo nel contempo i costi di ospitalità e rappresentanza, dimostrarono  subito di apprezzare il nuovo tessuto, molto resistente ed economico e lo ordinarono in grandi quantità per rivestire poltrone, letti, divani, cadregoni (poltrone con braccioli di legno) e taboretti (piccoli sgabelli) ormai logori e impresentabili.

Per abbellire la tela, la fecero ricamare a punto catenella, con fili di lana nei toni del blu Savoia

Poi dei bordeaux e in seguito anche in altre tinte (giallo oro, rosa, verdi), riproducendo  per quanto riguarda i disegni, le volute degli stucchi, dei mobili e degli stipiti e la decorazione dei tessuti d’epoca.

Secondo studi recenti pare che la tela sia di origine turca e che fosse già conosciuta in Piemonte nella seconda metà del 1400, essendo nominata negli Statuti dell’arte del Fustagno della città di Chieri del 1482.

La tela Bandera venne prima tessuta in canapa, poi in lino ed infine in cotone

Fu adoperata, all’inizio, per confezionare tasche e fodere per le uniformi dei militari e degli ospiti degli orfanotrofi e degli Ospizi di Carità. In seguito la tela fu apprezzata per i costo contenuto e destinata al ricamo con fili di lana, ad usi più raffinati nel campo dell’arredamento.

Il ricamo Bandera nacque per fini economici, per abbellire oggetti d'arredo ormai vecchi e impresentabili

Il ricamo Bandera nacque effettivamente per fini economici

Impiegato per nascondere tessuti rovinati o per abbellire i rivestimenti (detti housses), per preservare dalla luce e dalla polvere stoffe e ricami preziosi: in alcuni casi  gareggerà con questi ultimi per bellezza e fasto. E’ possibile trovare esempi di ricamo Bandera in ogni residenza Sabauda visitabile.

Il Bandera è un fatto di prestigio per ogni buona famiglia, prima della nobiltà e in seguito della borghesia piemontese. Diventa la dote da dare alle figlie, tramutata in oggetti fatti per durare nel tempo. Il testile del letto nuziale ne è il tipico esempio.

Purtroppo dopo tanto successo anche il Bandera vive il suo periodo di declino

Dopo un crescente proliferare di laboratori e di scuole per tramandare l’arte, la seconda guerra mondiale ne provocò la chiusura. Nel dopoguerra l’avvento dell’industria e le lotte femministe non fecero di certo riprendere le attività artigianali. Negli anni ‘70 il ricamo caduto in disuso sembrava destinato all’estinzione.
Solo negli anni ‘90, grazie alla passione della Contessa Maria Consolata Parlormo il ricamo Bandera torna a rivivere. La necessità di restaurare un letto a baldacchino la mettono sulle tracce di anziane ricamatrici  di Pralormo che occupandosi del lavoro di restauro convinse in seguito a tramandare l’antica arte di pittura con l’ago. Dopo anni di silenzio le scuole di ricamo Bandera sono ora numerose in Piemonte: un invito a frequentarle per non perdere un bell’aspetto della nostra storia.

Gabriella Gai

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Gabriella Gai

Sono Gabriella Gai, vivo e lavoro a Torino. Eclettica di natura ho sviluppato esperienze professionali diverse con un comune denominatore: creatività, progetto e realizzazione. Il mio studio per il riciclo e il riuso dei materiali hanno dato vita ad un progetto dedicato interamente al riciclo del jeans per produrre moda e un lusso sostenibile esteso anche ai complementi di arredo ed alla cura del cane di casa.

4 Responses to Il ricamo Bandera: una soluzione alla crisi tutta piemontese

  1. carmen scrive:

    que bello el ricamo bandera ,dove posso cominzare a imparare.

  2. Gabriella Gai scrive:

    Ciao Carmen! Puoi imparare il ricamo Bandera in Piemonte rivolgendoti a questa associazione http://www.ricamobandera.com/ita/bandera5.htm che organizza corsi per iniziare a conoscere questa antica tecnica decorativa. A presto e grazie per aver scritto. Gabriella

  3. Anna Ghigo scrive:

    Gent.ma Sig,a Gai, abbiamo visto che sul sito, parlando di bandera, pubblica la foto di un cuscino della nostra Associazione e ci indica come scuola di riferimento. Di questo la ringraziamo, ma le saremmo grati se volesse indicare che il cuscino è stato realizzato da noi (tra l’altro, dove ha trovato la foto, che viene usata anche da altri siti, ma che noi non abbiamo distribuito?).
    Le segnaliamo inoltre che abbiamo pubblicato un libro “Il ricamo Bandera. L’arte della pittura ad ago” che contiene tutta la vera storia del Bandera, il tessuto e il ricamo. S
    e le interessa, tutte le informazioni le può trovare sul nostro sito.
    Grazie e cordiali saluti, Anna Ghigo

  4. Gabriella Gai scrive:

    Gentilissima Anna,

    provvederò quanto prima a citare la realizzazione del cuscino da parte della vostra scuola. L’immagine del cuscino l’ho catturata dal web. Io sono solita citare le fonti delle immagini che acquisisco, ma in questo caso non avevo trovato nulla. Grazie per la segnalazione e buon lavoro con il ricamo.

    A presto,
    Gabriella Gai

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