Le fibre del Recycled Denim e un grande architetto: Renzo Piano

Nel mese di agosto 2009 ho letto con grande interesse un libro: Le dieci cose che non saranno più le stesse di Federico Rampini , tanto per cercare un orientamento nel caos di questa crisi che, si sa quando è iniziata, ma che nessuno osa dire con certezza quando finirà.

E allora, errando, per ricercare una luce in fondo al tunnel, mi sono fatta affascinare sicuramente dall’autore, ma anche dal titolo di questo libro.
Dieci cose che potresti rammentare sulle dita delle mani, dieci cose come le leggi delle bibliche tavole.
Insomma qualcosa che, a giudizio dell’autore, ci serviranno a comprendere quanto, come e dove cambierà fortemente il sistema pianeta.
E’ ovvio che in questo scenario Rampini si occupi anche di choc energetico, ovvero di come il pianeta dovrà necessariamente ridurre le emissioni dannose per l’atmosfera e cercare soluzioni per contenere lo spreco energetico. Dopo un’attenta analisi di come le differenti potenze industriali dovranno correre ai ripari, Rampini evidenzia come, nel breve periodo, l’attuale crisi ci fa già notare che il calo produttivo stia di fatto riducendo le emissioni di CO2, ma che questo non costituisce la soluzione ai problemi di equilibrio ambientale.

Dovranno quindi costituirsi dei modelli da applicarsi in ogni campo nel quale si voglia realizzare qualcosa di nuovo, dalla produzione industriale, all’edilizia, alla  futura pianificazione del territorio.

Il museo più verde mai progettato al mondo

Green Museum San Francisco, California

Il Green Museum di San Francisco è stato inaugurato in America da un architetto europeo, Renzo Piano, il 25 settembre 2008. Rampini rammenta che la data ci deve fare riflettere sul momento storico e su quanto stava accadendo in quei giorni: il crollo della Lehman Brothers e l’imminente elezione del nuovo Presidente americano, che decreta la fine dell’era Bush e l’abbandono del negazionismo con cui la nazione più ricca aveva rifiutato di ammettere l’emergenza del cambiamento climatico. Il quel giorno Renzo Piano inaugura la nuova sede della California Academy of Sciences, luogo nel quale sono condensate in un solo edificio le ricchezze naturali del pianeta, l’unico luogo al mondo che offre nello stesso spazio un acquario, un planetario, un museo di storia naturale, e infine lo spaesamento esotico del viaggio dentro una immensa sfera di un’autentica foresta tropicale (rainforest amazzonica). Il senso di leggerezza e trasparenza che pervade l’edificio è dato dalla fusione armoniosa con l’ambiente che lo circonda, il Golden Gate Park.

Per questo il tetto è decisivo: è una continuazione del parco stesso, è un terreno su cui cresce una fitta vegetazione, presto un bosco. (…)

“Non ho inventato nulla di nuovo” dice Piano. “Quel tetto, vivo animato, che respira e dialoga con la natura circostante, l’ho ripreso da tradizioni antichissime delle nostre campagne, delle nostre montagne. La massa di terra e lo stato di vegetazione sopra i tetti di notte accumulano umidità, diventano un isolante termico quando arriva il sole e il calore del giorno.” (…) “L’architettura” dice ancora Piano “deve dare forma ai nostri desideri. E’ una disciplina concreta, pragmatica, ma se non sa interpretare i sogni dell’umanità, allora è destinata a fallire. Questo edificio nella sua esilità racconta il tema dominante del XXI secolo: la terra è fragile, il mondo è in pericolo, l’architettura deve cimentarsi con questo problema, ma deve assumersi le proprie responsabilità.”

La tecnologia costruttiva dell’edificio ha raccolto sfide incredibili per avvicinarsi alla realizzazione  di un complesso a zero emissioni e non solo per soddisfare quella che potrebbe essere definita una moda del momento. E’ frutto di uno sforzo immenso per risparmiare energia, rispettare l’ambiente, evitare ogni inquinamento.
Il tetto è ricoperto da cellule fotovoltaiche di nuova generazione.
L’aria condizionata è stata abolita del tutto, sfruttando al meglio quelli che sono i capricci climatici di San Fancisco: nebbie estive e venti dell’oceano, un condizionamento naturale che entra direttamente dalle finestre.
Il tetto dunque, così abilmente progettato, è una membrana che respira. Per assicurargli il corretto microclima hanno piantato un milione e mezzo di pianticelle, graminacee autoctone che non necessitano di irrigazione. Le strutture in acciaio usano metallo riciclato al 95%.

E.. magìa, l’isolamento termico è costruito coi cascami di lanuggine che sono gli scarti dei blue jeans

un altro omaggio alla storia di San Francisco, dove nacque la Levi’s.
La California Academy of Sciences non rappresenta solo un grande modello di risparmio energetico e di rispetto per l’ambiente, ma costituisce attraverso l’opera di Renzo Piano anche un omaggio indiretto alla vecchia Europa dalla quale egli proviene. E’ inevitabile che Rampini ci faccia osservare che i modelli Detroit e il modello Guandong, ovvero il capitalismo più sprecone del pianeta e il suo fornitore alimentato a carbone, L’America e la Cina, non possano prescindere dagli esempi europei , Germania, Francia, dove da anni sono sperimentate tecnologie alternative di produzione e contenimento dell’energia.

Neanche questi modelli rappresentano l’unica soluzione ai problemi, ma ciascuno rappresenta un pezzo di soluzione verso ciò che dobbiamo cercare: un contenimento dello spreco, un utile riciclo di materiali che possono avere una vita diversa una volta dismessi.

Lunga vita ai jeans!

Gabriella Gai

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Gabriella Gai

Sono Gabriella Gai, vivo e lavoro a Torino. Eclettica di natura ho sviluppato esperienze professionali diverse con un comune denominatore: creatività, progetto e realizzazione. Il mio studio per il riciclo e il riuso dei materiali hanno dato vita ad un progetto dedicato interamente al riciclo del jeans per produrre moda e un lusso sostenibile esteso anche ai complementi di arredo ed alla cura del cane di casa.

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