Come ho iniziato a fare l’artigiano

Nel mese di dicembre 2007 decisi che qualcosa doveva indiscutibilmente cambiare nella mia vita.

Dopo aver rinunciato all’ennesima offerta di lavoro nel settore finanziario, offerta allettante per il guadagno, ma non certo per il tipo di attività (vendere un servizio per la cessione del V dello stipendio), mi sono detta che forse non era il caso di continuare a non dare spazio all’unica cosa che veramente mi piace fare: progettare e possibilmente sviluppare e realizzare il progetto stesso. Diventare un artigiano creativo.

Sono architetto dal 1988 e la progettazione fa parte di me, il design, direbbero gli anglosassoni.

Da quando mi sono inserita nel mondo del lavoro, fortunatamente pochi giorni dopo la laurea, di mestieri ne ho fatti molti. Sono stata progettista in un affermato studio torinese, commerciale per una grande industria ceramica, immobiliarista, commerciale in una software house tedesca, imprenditrice  e manager in una società di informatica e in una casa editrice e infine consulente finanziario.
Prima esperienza a parte, tutte le altre sono state attività in start-up, o per aprire un nuovo ramo aziendale, una filiale, o una nuova realtà aziendale da condurre. Insomma tutto era da progettare ex novo.
E in queste differenti esperienze, che viste singolarmente potrebbero non avere nulla in comune tra loro, c’era sempre qualcosa che ricercavo e riflettevo: la possibilità di esprimere creatività, eccellente qualità del lavoro e del risultato.
Purtroppo le prime due condizioni non sempre si sono verificate. Anzi, più volte la qualità del lavoro da raggiungere a tutti i costi, compensava in me una creatività nemmeno richiesta nello svolgere quel compito. E il risultato positivo non doveva mancare.

Prove di ricamo

La creatività non si reprime. Artigiani, forse non si nasce

Per anni, mentre facevo altro, ho coltivato nel tempo libero la mia creatività, sperimentando per quanto mi è stato possibile ogni tecnica manuale volta ad ottenere un bell’oggetto, armonico e, non ultimo, ben fatto. La fatalità di conoscere per lavoro strumenti informatici mi ha ancora più arricchita di conoscenze e di abilità che ho fatto convergere pian piano sui miei manufatti.

Ma la creatività espressa nel tempo libero spesso non soddisfa l’esigenza di coltivarla per davvero.

Avevo un lavoro certo e come tutte le cose certe alla fine non sono mai vere.

Alla fine del 2006 l’azienda di informatica che ho contribuito a fondare, passa di mano. E come in tutte le ristrutturazioni aziendali qualcuno resta al suo posto e qualcun altro no. Io no.
Stanca di compromessi e di compensazioni ho deciso di rimettermi in gioco, stavolta dando spazio davvero alla mia creatività, alla mia manualità.
Il tempo libero speso in precedenza in allenamenti creativi si è rivelato come un tesoro nascosto.

Ma quale tesoro?

Da anni, in silenzio, cucio: un gesto antico, un mestiere antico.
Oggi il mio modo di cucire è migliorato, trasformandomi in un’artigiana evoluta.
Il cucito creativo, la progettualità, la manualità, l’uso di strumenti informatici, la capacità imprenditoriale di fare start-up e di conduzione, l’idea di utilizzare la rete per la commercializzazione dei prodotti su E-bay, si sono rivelati elementi fondamentali nel far nascere la mia piccola azienda, un mio brand:

Brand Gaigì di Gabriella Gai

Gaigì, un grande cuore rosso e sfrangiato che accompagna tutte le mie creazioni

 

Conclusioni
I cambiamenti sono duri da affrontare, soprattutto quando li subisci, obbligandoti ad uscire dalle zone di comfort nelle quali vivi da anni. Ma superare un fatto negativo pensando che se il problema non si fosse posto, avrei continuato a spendere il mio tempo libero in allenamenti fine a se stessi, senza mai partecipare al mondo dei tornei, mi ha reso una persona nuova e diversa. Le cose che faccio sono io e diventeranno tante storie da raccontare in questo blog.

Gabriella Gai

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About The Author

Gabriella Gai

Sono Gabriella Gai, vivo e lavoro a Torino. Eclettica di natura ho sviluppato esperienze professionali diverse con un comune denominatore: creatività, progetto e realizzazione. Il mio studio per il riciclo e il riuso dei materiali hanno dato vita ad un progetto dedicato interamente al riciclo del jeans per produrre moda e un lusso sostenibile esteso anche ai complementi di arredo ed alla cura del cane di casa.

8 Responses to Come ho iniziato a fare l’artigiano

  1. Raffaella scrive:

    Ciao Gabriella, anche se ti conosco, leggerti mi ha commosso
    insisti e queste tue qualità saranno premiate
    sembra che anche i grandi, gli importanti abbiano riscoperto il valore del fatto a regola d'arte,il saper fare
    Il tuo impegno per il riutilizzo, il dare nuova vita a tessuti ed oggetti sarà il filo conduttore che ci accompagnerà per molti anni, allora BUON LAVORO
    quando ci mostri la collezione Natale? dobbiamo scegliere i regali
    un abbraccio Raffella

  2. gabriellagai scrive:

    Ciao Raffaella!
    Devo ancora imparare molte cose su questi strumenti. Per questo la mia risposta arriva in ritardo. Grazie per l'incoraggiamento e per il tuo affetto. Viaggiamo con la stessa rotta e sarà molto facile incontrarci. Forza con il tuo blog. Vogliamo che ci racconti delle storie.

    Un abbraccio,
    Gabriella

  3. […] Design and Handmade by Gaigì […]

  4. […] uno dei suoi viaggi in California e prontamente attaccata sull’angolo della coperta. Il logo Gaigì conclude la […]

  5. Uapa scrive:

    Sei una persona coraggiosa, sai?
    E vorrei avere il tuo stesso coraggio 🙂
    Grazie per questo articolo 🙂

  6. Andrea. scrive:

    Hai fatto una scelta meravigliosa: rinunciare a sbattimenti lavorativi (che, per carità, permettono un reddito sicuro) per fare una cosa che ti piace (e che comunque ha il suo rendimento).
    Anche io sono propenso a fare questa scelta. Ma la differenza è che io non ho nulla da perdere, perché nel mondo del lavoro non mi sono mai inserito a dovere…

    Rimane il fatto che l’Artigiano, nel 2011 (tempi di crisi, qualcuno dirà) resta ancora una certezza: mai ce lo saremmo sognati 5 o 6 anni fa. Tutti propensi ad inserirsi in aziende private che (purtroppo) la crisi sta spazzando via come le case dei tre porcellini. E il settore pubblico lasciamo pure stare 😉

    Mi pare di capire che sei torinese: cercherò i tuoi prodotti 😉

    Un saluto,
    Andrea.

  7. irene scrive:

    salve. navigando su internet mi imbatto sul questa …pagina?blog? neanche io sono un’esperta delle nuove comunicazioni! mi sono fermata e ho letto perchè fortemente interessata ad essere confortata e sorretta: infatti anch’io in questo periodo della mia vita ho deciso di intraprendere la “professione” dell’artigiano. grazie per aver condiviso sulla rete la sua esperienza.

  8. Gabriella Gai scrive:

    Grazie a Lei!

    Spero che qualche altro articolo del blog possano aiutarla o suggerirle qualcosa per la sua nuova professione.
    Buon lavoro,
    Gabriella

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