La Passione ha nome Artemisia

Molti anni fa ebbi la fortuna di partecipare ad un’imperdibile lezione di storia dell’arte tenuta dalla mia allora Preside Mila Leva Pistoi dell’Istituto Statale d’Arte Aldo Passoni. Non ricordo le circostanze, ma lei si sostituì all’insegnante di ruolo che si era ammalato. Mila non perdeva tempo e sapendo della mancanza del docente aveva prontamente coperto la classe con la sua presenza. In quel periodo affrontavamo il Caravaggio, artista complesso sotto tutti i punti di vista. La storia lo dipinge come un personaggio stravagante e anche violento, di sicuro in linea con i tempi nei quali ha operato. Mila non volle soffermarsi troppo sul Caravaggio del quale molto avrebbe ancora potuto aggiungere il nostro docente. Si premurò invece di farci conoscere un’autentica chicca nel mondo della pittura, soprattutto per il periodo trattato, una donna, una pittrice di nome Artemisia Lomi Gentileschi. Fra le prime cose che disse a proposito di Artemisia, una mi impressionò molto: questa è l’unica donna che Giulio Carlo Argan cita all’interno dei vostri libri di testo come un talento femminile degno di nota.

Artemisia, una donna di talento che infranse tutte le regole del tempo per affermare la propria libertà

Artemisia Lomi Gentileschi, autoritratto

Mila era una donna d’altri tempi. Aveva vissuto una storia di lotta per l’emancipazione del mondo femminile che non dimenticava mai di ricordare in tutte le sue attività. E così fece anche nel raccontare di Artemisia. La descrisse come una donna ricca di passioni, figlia primogenita di Orazio Gentileschi dal quale apprese il limpido rigore disegnativo, innestandovi una forte accentuazione drammatica ripresa dalle opere del Caravaggio. Presso la bottega paterna, assieme ai fratelli, ma dimostrando rispetto ad essi maggiore talento, Artemisia ebbe il suo apprendistato artistico, imparando il disegno, il modo di impastare i colori e di dar lucentezza ai dipinti, come sappiamo anche da alcune testimonianze di apprendisti che transitavano a bottega.

Sebbene il talento come pittrice non le fu negato in realtà la vita artistica di Artemisia fu molto tormentata da dolorose vicende personali che contrastarono fortemente la sua carriera di pittrice

Artemisia Lomi Gentileschi, Susanna e i vecchioniNell’opera Susanna e i vecchioni, Artemisia pone le basi della sua denuncia verso un mondo maschile che la osteggia continuamente.  Una dubbia lettura dell’opera della Gentileschi, che privilegiava la sua biografia rispetto alla qualità artistica, aveva voluto vedere nella Susanna una sorta di auto-rappresentazione della propria condizione di giovane donna quotidianamente insidiata da uomini lascivi. Il quadro Susanna e i vecchioni  precede lo stupro subito da Artemisia, ed è stata avanzata l’ipotesi che l’uomo con i capelli scuri (troppo giovane per essere chiamato “vecchione”) si possa identificare con Agostino Tassi, l’uomo accusato dello stupro di Artemisia. Il quadro è decisamente emblematico. Artemisia subì un processo terribile proprio a causa della denuncia del padre Orazio verso il collaboratore Agostino Tassi, che a sua volta al processo non risparmiò il racconto di pesanti particolari di vita della coppia padre-figlia, non omettendo un certo attaccamento morboso del padre verso la figlia.

La vita privata di Artemisia fece più eco del suo talento artistico

Di Artemisia Gentileschi non ne sentii parlare per anni. In effetti da quella famosa lezione di storia dell’arte dove ci fu detto chiaramente che la pittrice pagò un prezzo altissimo per esprimere la sua passione di artista. Nel 1998 Warner Bros Italia esce con un film dal titolo Artemisia – Passione estrema e nel 2002 Susan Vreeland scrisse La passione di Artemisia , proprio con l’intento di narrare la storia di una donna di talento, vissuta in un tempo nel quale a donne virtuose non era consentito guadagnare gli spazi professionali che si sarebbero meritate. Il tema mi sembra ancora di grande attualità, per questo ne rammento la storia.

Siamo nella settimana della passione, in senso cristiano. La passione di Gesù Cristo non ha confronti con altre, ma mi fa riflettere sul fatto che una qualunque passione contiene una certa dose di sofferenza e di espiazione se si vive con partecipazione. Il prezzo da pagare per esercitare una passione è spesso alto. Artemisia, insieme alla mia Preside me l’hanno insegnato. Ed io come donna ne ho fatto tesoro.

Gabriella Gai

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Sono Gabriella Gai, vivo e lavoro a Torino. Eclettica di natura ho sviluppato esperienze professionali diverse con un comune denominatore: creatività, progetto e realizzazione. Il mio studio per il riciclo e il riuso dei materiali hanno dato vita ad un progetto dedicato interamente al riciclo del jeans per produrre moda e un lusso sostenibile esteso anche ai complementi di arredo ed alla cura del cane di casa.

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