Intramontabile Jeans!

Ho letto diversi articoli in questi giorni nei quali, per cercare di uscire dall’inverno (che sembra non finire mai!) ho curiosato nelle collezioni della primavera estate 2010, alla ricerca di capi scollati e abitini leggeri, un modo per immaginare l’arrivo della bella stagione. Fra tutte le proposte di tendenza, il Jeans, il denim quest’anno sembra proprio trionfare. Le fashion bloggers in materia sono scatenatissime.

Mi chiedo se il Jeans da quando è nato, sia mai passato di moda

Forse per un certo periodo si. Gli anni ’80 non l’hanno visto di buon occhio, ovvero l’unico jeans che potevi indossare senza ricevere troppe critiche era quello di Armani, che non poteva certo dirsi un classico cinque tasche: tagliato come un pantalone da uomo normale, vita alta, rigorosamente blu (senza maltrattamenti particolari del tessuto), non poteva nemmeno scolorirsi: faceva troppo hippy anziché yuppie. Insomma un jeans castigato dalla società edonista del tempo.

Jeans come abito da lavoro: una salopette Roy Rogers fotografata a Blue de Genes nel giugno 2009

Il Jeans nasce come abito da lavoro

Nella prima fase di sviluppo e produzione del jeans, inteso come pantalone,  Aurora Fiorentini, coautrice di Jeans! Le origini, il mito americano, il Made in Italy ci descrive come

i jeans si identificassero quasi esclusivamente con abiti da lavoro destinati a coloro che erano occupati nelle miniere, nelle officine o nell’agricoltura, sulla scia degli esempi americani dei farmer, dei cercatori d’oro, dei minatori o degli operai, come del resto ci ricorda anche Charlie Chaplin nella leggendaria pellicola Tempi Moderni del 1936. In Europa in questa data, raramente tale capo di abbigliamento veniva indossato come tenuta per il tempo libero o per stare in casa, come invece era avvenuto in America negli anni immediatamente successivi alla Grande Depressione, momento in cui gli allevatori del mitico Ovest, per far fronte alla crisi e trovare nuove fonti di guadagno, aprirono le loro fattorie al turismo cittadino proveniente dalla East Coast, inaugurando la moda del clude ranch, una sorta di agriturismo ante litteram. Da quel momento negli Stati Uniti i jeans divennero la divisa della vacanza, imponendo una rapida metamorfosi di senso e di utilizzo a questo indumento, da ora in poi sempre meno legato alla monocorde simbologia del duro lavoro e del mondo operaio.

Mi incuriosisce molto il fatto che sia stato proprio un momento di crisi a far cambiare ruolo al mitico pantalone. Il fatto che turisti della East Coast o addirittura (come ho letto in altri autori) persone della East Coast in fuga alla ricerca di lavoro si orientassero ai farmers della West Coast tanto da adottarne i costumi (gli abiti da lavoro come i jeans) e non abbandonarli più nel ritornare in città, ci fa comprendere quanto quell’abito fosse così comodo e ben fatto da esser adatto anche al tempo libero, non solo al lavoro. Il cinema americano ha in seguito efficacemente contribuito a diffondere la nuova immagine.

La fortuna del jeans è in continua evoluzione

La primavera estate 2010 ci propone un denim in tutte le declinazioni possibili: jeans, abiti, pinocchietti, gilet, giubbotti, scarpe, borse dove la tela blu scolorita da finissaggi sempre più complessi trionfa in tutta la sua bellezza, arricchito da ricami, paillettes, svarovski e accostato a tessuti leggiadri come cotonine, voile e pizzi. Ognuno alla fine può trovare il suo look: dal country western, al bikers black denim, per un’estate on the road.

Jeans: jeans donna, moda jeans : Pinocchietto jeans Relish [alFemminile.com]

Tornerà il jeans ad essere solo un abito da lavoro?

Non ho risposte a questa domanda. Oggi, di sicuro, il jeans veste sia persone che hanno un lavoro, sia persone che invece un lavoro l’hanno perso o ne sono alla ricerca. Insomma è orizzontale alla società e al costume. Non credo che un tessuto così comodo, così robusto e interessante verrà facilmente abbandonato o sostituito. Anzi si pensa persino a un suo riciclo, sia come tessuto per farne altri oggetti, sia come fibre utili alla coibentazione di edifici, come dire che non è più tempo per sprecare.

Gabriella Gai

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Gabriella Gai

Sono Gabriella Gai, vivo e lavoro a Torino. Eclettica di natura ho sviluppato esperienze professionali diverse con un comune denominatore: creatività, progetto e realizzazione. Il mio studio per il riciclo e il riuso dei materiali hanno dato vita ad un progetto dedicato interamente al riciclo del jeans per produrre moda e un lusso sostenibile esteso anche ai complementi di arredo ed alla cura del cane di casa.

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