Sposa da riciclo

Lo so, il titolo è equivoco, anche se non si allontana molto dalla realtà. Gli abiti da sposa stanno diventando riciclabili e le spose, vista la bassa durata dei matrimoni, pure.

Il tema del riciclo da sempre mi appassiona, perché mi piacerebbe che il mondo smettesse di sprecare e di riempirsi di rifiuti inutili. I rifiuti e lo spreco derivano dal surplus che i paesi occidentali costantemente producono per mantenere la loro economia di mercato e il loro tipo di società. Tentare di ridurre imballaggi non necessari, riciclare contenitori di plastica ed usare le ricariche, separare i rifiuti, usare sacchetti per la spesa di tessuto e non di plastica, costruire case ben coibentate per evitare lo spreco energetico, sembrano tutte cose che hanno a che fare con una regressione della civiltà anziché con il suo avanzamento. A tal proposito la recente teoria della Decrescita Felice dà qualche utile indicazione in materia, anche se non ne condivido tutti i principi.
E’ opinione comune che il benessere debba passare soprattutto dall’opulenza e dal surplus. Ma ne siamo proprio convinti?

Abiti da sposa di Vera Wang, meravigliosi, da sogno e utilizzabili una sola volta!

Le spose, l’evento del matrimonio e tutto quel che gira loro intorno rappresentano un bell’esempio di spreco

Mai come in un matrimonio la società (a tutti i suoi livelli) ha occasione di sfoggiare opulenza, impegnando un budget di spesa così elevato, spesso al di sopra delle proprie possibilità economiche. Fra tutti gli elementi di spesa da considerare, alla voce abito da sposa è sempre stabilita una cifra irrazionalmente considerevole, pensando soprattutto al fatto che un abito del genere non verrà mai più utilizzato.
E non esiste proprio che si facciano ragionamenti del tipo cercherò di prendere un modello che potrò riutilizzare, perché per tanto si faccia l’abito da sposa è:

  • bianco;
  • fatto di un tessuto pregiato (seta, seta misto lino, seta misto lana); la lucidità della seta è sempre presente: quei tessuti fanno sposa;
  • il modello è contrario al tailleur che potrebbe essere indossato dopo, anche in ufficio;
  • gli accessori sono sempre abbinati e meno riciclabili che mai; la scarpa da sposa è la scarpa da sposa;
  • finita la cerimonia finisce in tintoria e successivamente ad ingiallire nell’armadio o in un baule.

Abiti da sposa in tessuto riciclabile pensati da un gruppo di studenti di ingegneria e di stilisti della Sheffield Hallam University

E pensare ad un abito da sposa riciclabile?

Già fatto! Ci ha pensato un estroverso gruppo di studenti di ingegneria e di stilisti della Sheffield Hallam University che ha intrapreso

[…] la creazione di un abito da sposa solubile ed ecolologico, fatto di un nuovo materiale riciclabile, frutto dell’unione tra la moda e il talento degli studenti di ingegneria della Sheffield Hallam University.
Quest’abito da sposa  solubile verrebbe sciolto in acqua dopo il matrimonio e utilizzato per creare cinque nuovi abiti. Tutti i pezzi di ogni tappa del processo di trasformazione e riutilizzo, sono esposti al pubblico presso l’ Università di Furnival Gallery.

Gli inglesi non sono i primi ad aver proposto il riuso o il riciclo per gli abiti da sposa

Ricordo che anni fa, la mia insegnante di taglio Maria Teresa Rovere, abile costumista teatrale ormai scomparsa, per fare un po’ di cultura generale, tra l’insegnamento di un tracciato base e il taglio di una manica a prosciutto, ci narrava a puntate la storia di grandi stilisti, soprattutto di come questi, prima di essere diventate delle star fossero stati a bottega da abili sarti. Gianni Versace fu uno di questi. La madre, sarta abilissima calabrese, per non rallentare la sua produzione di abiti da sposa durante la seconda guerra mondiale, si recava di notte nelle campagne a cercare la seta dei paracadute abbandonati dai soldati alleati che stavano liberando l’Italia dall’invasore. La seta bianca veniva lavata e riutilizzata per produrne anche in tempi così difficili abiti tanto inutili, meravigliosi e importanti. La madre di Gianni Versace non aveva alternative: in quei tempi trovare della seta era un’impresa. Ma aveva capito che anche il riciclo poteva dare i suoi frutti.

Cosa possiamo imparare noi dalla lezione degli studenti inglesi o dalla madre di Gianni Versace?

Una sola cosa, a mio avviso. In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, in tempi bui come la guerra, la nostra creatività non deve mai morire. Deve sempre fare fronte alle esigenze di socialità e di tradizione come quella di un matrimonio, senza privarsi degli elementi che costruiscono l’evento. L’abito da sposa deve diventare sostenibile.

Una volta ho visto un uomo buttare in un cassonetto un abito da sposa. Che colpo, fosse stato un Vera Wang !

Gabriella Gai

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Gabriella Gai

Sono Gabriella Gai, vivo e lavoro a Torino. Eclettica di natura ho sviluppato esperienze professionali diverse con un comune denominatore: creatività, progetto e realizzazione. Il mio studio per il riciclo e il riuso dei materiali hanno dato vita ad un progetto dedicato interamente al riciclo del jeans per produrre moda e un lusso sostenibile esteso anche ai complementi di arredo ed alla cura del cane di casa.

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