Aran Knits - Spiaggia di Inishmore, Isole Aran, Irlanda

Fra le nuove collezioni moda autunno inverno 2010-11 la maglieria trionfa su abiti e accessori. Non parliamo di una maglieria qualunque, ma di una maglieria ricercatissima, sia nella lavorazione, sia nell’uso di particolari filati. L’effetto knits handmade è sicuramente quello più impiegato e che sia fatto a mano o a macchina deve comparire nel nostro look.

Ammiriamo il lavoro a maglia, ma non ci chiediamo qual è la storia e la tradizione che l’accompagna

Il lavoro a maglia ha origini antichissime: senza entrare troppo nel merito, studi approfonditi fatti sulla base di fonti sicure fonti collocano l’origine di questa tecnica di tessitura a partire già dal II, III secolo dopo Cristo. Ma osservando alcune sculture greche del IV secolo prima di Cristo fanno ipotizzare che il lavoro a maglia fosse noto ben prima, come dimostra una statua appartenente ora al Museo del Partenone, la Kore 670, che pare indossare un maglione simile a quello che indosseremmo noi oggi. Osservando la statua si riconosce la capacità dello scultore di rappresentare quello che chiameremmo il punto a coste, tre maglie diritte alternate a tre rovesci.

Solo in epoca cristiana è possibile esaminare il reperto di un lavoro a maglia arrivato fino ai nostri giorni.  Altri lavori anche più antichi avrebbero potuto pervenire se non fosse stato per la loro ricliclabilità, un pregio della lavorazione che consentiva di recuperare il filato da impiegare in altri manufatti.
Un importante reperto trovato in Siria fa ipotizzare che la culla della lavorazione a maglia appartenesse all’area mediterranea e mediorientale, ipotesi sostenuta anche per i tipi di attrezzi ritrovati, come ferri circolari e uncinati in punta (come l’uncinetto tunisino) che fanno presupporre che la lavorazione avvenisse dapprima su un unico ferro in attesa di una sua evoluzione.

La lavorazione a maglia è sicuramente documentata dalla storia, anche se la leggenda, come per tutte le cose di origini così antiche contiene la sua parte di verità

I punti irlandesi e gli splendidi maglioni prodotti ancora oggi nell’arcipelago delle isole Aran fanno parte di una leggenda che vede l’origine della loro invenzione interpretando con la lana ritorta e non tinta simboli di Cristiani Copti (rifugiati in antichi monasteri delle coste irlandesi e delle isole perché scampati all’invasione araba) fusi con simboli celtici appartenenti alla regione. I punti venivano considerati simbolici e beneauguranti, creati generalmente su un fondo rasato a rovescio, per essere meglio riconoscibili; abbinati tra loro formavamo lavorazioni complesse e di grande bellezza, risultato della creatività dei monaci che ne avevano portato avanti la tradizione.

Quando il segreto di questi punti uscì dalle celle dei monaci e furono insegnati ai pescatori, essi divennero altrettanti simboli delle famiglie locali e ogni clan, aveva il suo riferimento in una serie di punti. Quando due gruppi, attraverso il matrimonio, si imparentavano, la nuova famiglia ereditava i punti dei due clan di provenienza e in questo modo i punti Aran si diffusero nelle famiglie irlandesi.
In questa regione ad eseguire i maglioni erano gli stessi pescatori, mentre alle mogli veniva delegato solo il compito di filare la lana.

Tuttavia la realtà e la storia ci raccontano altre cose. Uno studioso in materia, quale il vescovo Richard Rutt, nel testo A History of Handknitting, narra che non esistano testimonianze dell’esistenza di maglioni Aran precedentemente al 1900. Prima di allora reperti iconografici e fotografici illustrano che pescatori irlandesi ne indossassero di simili a quelli usati dai pescatori della Manica, privi di trecce e in filato di colore blu scuro.

I maglioni Aran cominciano ad apparire in dipinti, disegni, fotografie e filmati, solo a partire dagli anni Venti, mentre la più vecchia traccia materiale (il primo maglione acquistato e tuttora conservato) daterebbe a non prima degli anni Trenta.
Rutt nota anche come gli Aran riprendano la forma sostanziale dei maglioni delle isole della Manica, ma ne modifichino la costruzione, che non avviene in un solo pezzo senza cuciture, bensì nella maniera più abituale in quattro pezzi (davanti, dietro e due maniche) cuciti tra loro. Inoltre, i motivi Aran riprendono i motivi a trecce e noccioline tipiche della maglia tirolese, particolarmente delle calze prodotte nella regione.
Mediante una serie di ricerche e interviste, Rutt riesce ad identificare l’origine dei maglioni Aran in una famiglia specifica, di cui intervista i componenti superstiti e gli eredi. Questi emigrarono negli Stati Uniti nei primi anni del XX secolo, dove avrebbero appreso le tecniche torolesi dai vicini di casa ed amici, riportandole in Irlanda alla fine della loro avventura americana. Lì, le nuove tecniche avrebbero trovato una vasta eco, tanto da diventare estremamente popolari, mentre i maglioni Aran perdevano la fattura circolare su ferri a due punte e iniziavano a venire prodotti in pezzi separati, oltre iniziare a venire prodotti in lana più soffice e meno resistente di color bianco.

Maglione irlandese handknit di produzione Carraig Donn

Nell’attuale produzione di maglioni Aran (realizzati interamente a mano, come quelli di Carraig Donn) sono ben riconoscibili i punti della tradizione irlandese ai quali comunque la realtà della storia non ha sottratto loro il significato simbolico e leggendario attribuito. Ed allora i maglioni portano su di se punti come, ad esempio:

  • Diamond
    Represent success, wealth and treasure derived from the land and sea.

Punti irladesi: il Diamond

  • Honeycomb
    A tribute to the bee and hard work, considered lucky for a fisherman to see a swarm of bees.
  • The tree of life
    Symbolizes the hope of Aran islanders for strong sons and family unity.
  • Double zig-zag
    The marriage lines, suggesting the ups and downs that make life worthwhile.
  • [….]

Come dire che anche un maglione irlandese alla fine racconta una storia fatta di simboli, di vita vissuta, una storia di lana intrecciata da sapienti mani che lavorano.

Gabriella Gai

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Gabriella Gai

Sono Gabriella Gai, vivo e lavoro a Torino. Eclettica di natura ho sviluppato esperienze professionali diverse con un comune denominatore: creatività, progetto e realizzazione. Il mio studio per il riciclo e il riuso dei materiali hanno dato vita ad un progetto dedicato interamente al riciclo del jeans per produrre moda e un lusso sostenibile esteso anche ai complementi di arredo ed alla cura del cane di casa.

3 Responses to Aran Knits

  1. Paola Gerini scrive:

    faccio la maglia dall’età di 9 anni, ne ho 52 adesso, per me è un modo di condividere la mia serenità con gli altri. Ho creato e regalato tante volte scialli e cardigan lavorati a punto irlandese, ma per me è stata una scoperta conoscere il significato di tutti quei motivi che da sempre ho intrecciato con i miei ferri.
    Nella mia vita ho fatto moltissimi lavori dai più monotoni (archivista e segrataria) ai più creativi (artigiana del riciclo, giardiniera, animatrice scolastica) attualmente faccio l’operatore ospedaliero e durante le notti che trascorro in corsia mi porto i miei lavoretti a maglia… ho contagiato tutte le colleghe e adesso durante le ore più tranquille, quando il reparto lo consente, dalle 3 alle 6 del mattino (salvo imprevisti, lavoro in una chirurgia pediatrica) ci scambiamo le nostre esperienze e condividamo i nostri dubbi circa le nostre attività creative… è bello e rilassante e ora il sapere che ciò che faccio ha un significato che va oltre l’estica e l’armonia mi dà ancora più motivazioni nel continuare, farò di tutto per trovare il libro del vescovo che citate e per divulgare quanto avete pubblicato in questo post!
    Grazie!
    Alicedellemeraviglie

  2. Gabriella Gai scrive:

    Alicedellemearaviglie,
    è stato davvero un piacere per me ricevere questo bellissimo commento. Sono una tua quasi coetanea e comprendo bene come molte le donne della nostra generazione siano così appassionate ai lavori a maglia che ci venivano insegnati fin da bambine. Io stessa ho imparato come te a lavorare a maglia da bambina. Mia madre ha prodotto maglioni per quattro figli e tutti andavamo orgogliosissimi di caldi e morbidi capi da lei prodotti. Il lavoro era davvero tanto ed allora noi figlie femmine le siamo accorse in aiuto nella confezione. Io stessa ho lavorato i punti Aran (i punti irlandesi come allora si definivano) in diversi maglioni. Avevo persino trovato un filato ad hoc per ottenere quell’effetto un po’ rustico e caratteristico. Con il tempo ho potuto visitare quelle isole ed acquistare il maglione che vedi nelle foto del post. In quei luoghi la tradizione è davvero grande e si capisce anche dal clima perchè è utile indossare quei capi: ti riparano dal vento e dal freddo e sono quasi impermeabili alla pioggia! Continua la tua lavorazione Alice, perchè ti darà sempre gioia. Io sono un’artigiana come sei stata tu e ho capito con il tempo che la creatività è un talento che non può essere represso in alcun modo. A presto, Gabriella Gai

  3. nicole scrive:

    Mi è molto piaciuto leggere queste notizie.Anche io faccio lavoro molto stressante e guai se non avessi piccoli momenti nei quali tiro fuori uncinetto o ferri.
    Io sapevo che maglioni Aran erano fatti dalle mogli dei marinai, che uscivano con barche e a volte non tornavano e che spesso venivano i corpi riconociuti dai golf indossati,Ogni famiglia, ogni donna, aveva modo di immettere nel disegno sue particolarità che lo rendevano unico.
    Se avete tempo e opportunità , controllate, io non saprei, ma mi hanno detto questo tanti anni fa, facendomi appunto storia e spiegazioni dei disegni, era come leggere una carta, in pratica: fui molto colpita.

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