Imparare a cucire serve?

Quando racconto del mio lavoro e rivelo che prevalentemente cucio molti si stupiscono. Cuci??? Ma sei capace?! Nel sentire tali esclamazioni il mio stupore diventa più grande del loro. Soprattutto quando sono le donne a dirmelo.

Non sono nemmeno capace di attaccare un bottone, non ho nessuna pazienza con l’ago !

C’è un vecchio proverbio che dice Chi non ha pazienza con ago e filo non ha pazienza con il marito. La pazienza sta certamente alla base del cucito. Imparare a cucire, dare i famosi due punti è quindi un sano esercizio di pazienza che porta alla soddisfazione di ritrovarsi in mano qualcosa di compiuto.

Qualsiasi oggetto cucito è un elaborato di pazienza, tempo speso e abilità

Il cucito, di questi tempi nei quali tutto deve essere fatto alla velocità della luce, pare essere incompatibile con tutto. Eppure il cucire è una azione basilare per costruire abiti, accessori, complementi di arredo per la casa e persino per la costruzione di altri oggetti che non rientrano in quelle categorie. La vela di una barca è un elemento ancora cucito.

Il cucito è da sempre associato alle donne, un lavoro che potevano fare in casa propria affiancandolo a quelli domestici e che spesso aiutava l’economia della famiglia: L’ago e la pezzola mantien la famigliola. Il cucire appartiene allora ad altri tempi, ad una generazione di donne che fino al secondo dopoguerra si sono spese ad imparare e ad impadronirsi di questa tecnica per vestire la propria famiglia ed altre persone che richiedevano le loro abilità.

Perché il cucito non fa parte delle donne della mia generazione, né delle giovani di oggi?

Se parlo con le mie coetanee, donne nate nel periodo del boom economico (anni ’60) ne trovo tantissime che mi dicono che davvero non sanno attaccare nemmeno un bottone, pur avendo avuto madri sarte provette che confezionavano per loro abiti meravigliosi. Per quale motivo la conoscenza sul cucito non è stata loro trasmessa? Forse perché queste madri pensavano che le loro figlie dovessero emanciparsi rispetto ad un lavoro così umile come l’uso dell’ago? Forse perché erano timorose di perdere il loro ruolo verso le figlie (se la figlia impara a farsi gli abiti da sola non avrà più bisogno di me!). Davvero non saprei. Sta di fatto che se una donna della mia generazione ha imparato a cucire, in una buona parte dei casi non le è stato insegnato dalla madre. A me è capitato così: ho imparato a cucire da mia zia e successivamente a scuola.

La scuola oggi non insegna più piccole, necessarie tecniche di sopravvivenza

Non esagero nel dire che la scomparsa delle Applicazioni Tecniche (maschili e femminili), una materia molto divertente che si insegnava nelle scuole medie inferiori ha prodotto nelle generazioni successive alla mia una quantità di giovani incapaci di utilizzare le mani per fare qualsiasi cosa sia utile a tamponare un’emergenza. Cucire, nelle Applicazioni Tecniche Femminili era una di queste. Non tutte le ragazzine lo facevano volentieri, ma alla fine tutte eravamo in grado di attaccare un bottone, ricucire un orlo, un bottone automatico, riparare una cucitura aperta e tutto questo con il semplice uso di ago e filo. Persino ai ragazzi della mia generazione era concesso di essere in grado di attaccarsi un bottone: lo imparavano durante il servizio di leva e ed ago e filo era inserito (come tuttora) nei loro kit di sopravvivenza.

Chi cucirà nel terzo millennio?

Di sicuro il cucire ora è appannaggio dei paesi in via di emergenza, che stanno uscendo dalla condizione  di terzo mondo ed hanno dei tassi di crescita per noi occidentali al momento irraggiungibili. Cucire è dunque produttivo. E noi occidentali? Noi che abbiamo insegnato ogni tecnica produttiva, cucito e taglio compreso ai paesi che sono diventati le fabbriche del mondo non faremo più uso di ago e filo? Pensiamo di dover delegare ogni lavoro manuale a questi paesi? Pensiamo di non doverci più confrontare con strumenti semplici come ago e filo, ma tanto utili?

Cucire a mano o a macchina è una tecnica, una cosa che può essere imparata. Qualcosa che può diventare un mestiere. Un mestiere è un lavoro che può generare reddito. Il reddito è necessario per vivere.

Cucire può servire a vivere

Imparare a farlo bene è sicuramente utile. Che cosa aspettano le giovani donne (e anche giovani uomini!) a riprendere in mano ago e filo? La moda, il Made in Italy sono fatti anche di questo!

Gabriella Gai

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Gabriella Gai

Sono Gabriella Gai, vivo e lavoro a Torino. Eclettica di natura ho sviluppato esperienze professionali diverse con un comune denominatore: creatività, progetto e realizzazione. Il mio studio per il riciclo e il riuso dei materiali hanno dato vita ad un progetto dedicato interamente al riciclo del jeans per produrre moda e un lusso sostenibile esteso anche ai complementi di arredo ed alla cura del cane di casa.

6 Responses to Imparare a cucire serve?

  1. grazia59 scrive:

    Ciao anche io sono di Torino e sto cominciando a cucire qualcosa da quando ho chiuso il mio negozio. io ho aperto il primo negozio a Torino nel 1998 di abbigliamento e accessori usati firmati, ho chiuso nel 2010 un pò perchè le spese dle negozio erano senza senso e un pò perchè cominciavano ad aprire negozi che volevano imitare il mio ma non c’era la serietà e io non volevo più far parte di quel giro ormai rovinato da falsi, incapacità e quant’altro. IO ho fatto in quesgli anni delle mostre mercato al Casyello di Belgioioso, dove si vendeva, il primo giorno agli stilisti e gli altri quattro al pubblico abbigliamento e accessori da fine ottocento agli anni ’70.
    Questo per spiegarti quanto io ami i tessuti. il riciclo e far rivivere tutto ciò che di bello c’è ancora nei vestiti di un tempo, soprattutto le stoffe.
    MI piacerebbe intanto cominciare a imparare a cucire perchè mi rendo conto che nel fai da te si spreca troppo tempo e che almeno le basi ci devono essere, Quindi volevo un consiglio da te. In attesa di una tua risposta ti saluto e ti auguro una buona giornata.
    Grazia

  2. Gabriella Gai scrive:

    Buonasera Grazia,

    organizzo corsi di cucito creativo per chi intende realizzare accessori moda per se stesso e per altri. Se le interessa “partire” con questa esperienza non esiti a ricontattarmi. Nella pagina del mio sito “About Gabriella Gai” troverà il mio indirizzo email al quale contattarmi per ulteriori delucidazioni.

    A presto,
    Gabriella Gai

  3. Claudia scrive:

    Buongiorno Gabriella, ho appena scoperto il suo blog per caso e ho letto quanto da lei scritto sul cucito e devo dire che é tutto proprio vero. Non si sanno più fare le cose con le mani!!! Io ho bisogno di creare, mi rende felice e mi appaga molto. Un anno e mezzo fa ho iniziato a frequentare un corso di cucito (prima facevo delle cose, ma volevo proprio imparere come si fa in modo corretto!!!) e ora il cucito mi appassiona e mi sono già creata diverse cosette: delle gonne, un paio di vestiti, un paio di pantaloni e perfino una bellissima giacca.
    Saper fare é bellissimo e regala un mare di soddisfazioni.

    Un caro saluto dalla Svizzera.
    Claudia

  4. Claudia scrive:

    Ah, dimenticavo, il suo blog é bellissimo, ora me lo leggerò tutto d’un fiato!!!

    Claudia

  5. Gabriella Gai scrive:

    Buongiorno Claudia,

    la ringrazio tanto per i complimenti. Non è mai inutile saper lavorare con le mani. Tutte le cose che l’uomo ha prodotto sono nate dal suo saper fare usando le mani. Purtroppo negli ultimi anni ce ne siamo dimenticati un po’ tutti ed ora che la crisi ci ha messo di fronte a tanta realtà, molte persone come lei hanno deciso di provare a costruire con le proprie mani, ricevendo dal risultato tanta soddisfazione.

    Per questo sviluppo anche corsi di cucito creativo. Se fosse interessata a frequentarli è sufficiente che riesca a formare anche solo una classe di 4 persone. Io mi organizzo per spostarmi.
    Le auguro di poter realizzare sempre gli oggetti tessili che desidera.

    A presto,
    Gabriella

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