Evitare lo spreco alimentare

Sto seguendo da qualche settimana un corso per alimentaristi (uno di quelli che la Regione ti obbliga a frequentare se hai intenzione di vendere prodotti alimentari) e aldilà dell’uso che in futuro potrò fare di una simile licenza, gli argomenti svolti sono molto interessanti, soprattutto perché ti insegnano a trattare gli alimenti con dovuto rispetto, per poter essere venduti.
Le regole d’igiene, la conservazione, lo stoccaggio, l’acquisto alla fonte, l’esposizione della merce e altre mille informazioni su quello che viene definito bene di consumo primario, gli alimenti, sono descritte nel corso in tutte le loro sfaccettature.
Il cibo, si sa, è un business infinito. Visto che tutti dobbiamo mangiare, anche in tempi di crisi, chi vende alimentari, in qualche modo, va avanti. E fino a qui nulla di strano.

Lo strano accade quando il cibo, nel rispetto di corrette regole igienico sanitarie, non è più vendibile.

Il cibo non più vendibile è un surplus. Quindi si butta via.

Quindi si genera lo spreco alimentare.

Lo spreco alimentare si genera a livelli diversi: dall’eccedenza produttiva delle aziende del settore, alla grande, media e piccola distribuzione, al consumatore finale. Fatto sta che nel mondo occidentale la quantità di cibo che viene buttata via, perché non consumata è diventata enorme. Dall’atra parte si sa, c’è un mondo che non ha di che vivere perché non ha NIENTE, in primis niente da mangiare.

Tristram Stuart, scrittore

Il tema è scottante e non ci è mai stato così vicino da quando è scoppiata la crisi. Il cibo continua ad essere una voce di spesa irrinunciabile, ma alcuni hanno dovuto rinunciarci davvero e rivolgersi a strutture caritative per procurarselo. Oppure andare a rovistare nei cassonetti. E questo è diventato oggetto di studio di uno scrittore inglese Tristram Stuart che ha iniziato a cibarsi di alimenti gettati via dai supermercati. Narra Stuart: Nel pomeriggio di un giorno qualsiasi in uno dei tanti Waitrose – catena up market britannica – nella campagna del Sussex, non troppo lontano da Brighton, abbiamo fatto la spesa fra i rifiuti per almeno 100 euro mettendo in fila: tre confezioni di formaggio cheddar organico grattugiato, un ananas, fette di tacchino bio, una confezione di panna, quattro pizze, due sandwich con humus, un pacco di pan carrè, due chili di carote, due di zucchine, uno di cavolfiori, mezzo chilo di salsicce… (…), in un articolo scritto di Leonardo Maisano apparso sul Sole 24 ore.
Stuart si è talmente appassionato al problema che del rovistare nel cassonetto ha fatto una specie di stile di vita, senza patire più di tanto, dice lui narrando interamente la sua storia in un testo dal titolo Sprechi, il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare.

Cosa potremmo imparare da queste riflessioni?

  • Intanto ad acquistare meglio.Anteprima modifiche
  • Fare meglio la lista della spesa. Non andare al supermercato quando abbiamo appetito a riempire il carrello di cose inutili. A proposito Stuart ci fa osservare che: Un elemento che contribuisce parecchio allo spreco sono le offerte “prendi tre, paghi due”: compri ciò che non ti serve e finisce che il consumatore cestina l’eccedenza. Se acquistassi una cosa a prezzo ridotto sarebbe molto meglio. In Inghilterra ogni anno, finiscono in discarica 480 milioni di yogurt mai aperti.
  • Controllare lo stato dei cibi che abbiamo nel frigorifero. Consumarli, invece di fare venire la muffa nei barattolini e collezionare verdura marcia.
  • Occuparci un po’ di più del problema. Aiutare le Onlus (come ad es.  il Banco Alimentare) che si impegnano nel recuperare il cibo in eccedenza, a creare campagne di sensibilizzazione.
  • Evitare lo spreco alimentare in assoluto.

La povertà si è allargata anche ai nostri ricchi paesi e il cibo diventerà qualcosa di cui occuparsi davvero nel prossimi cinquant’anni che verranno, perché è possibile che non se ne possa produrre a sufficienza per tutti.

Non ho soluzioni ad un problema così grande.
Non appartengo ad un movimento ecologista. Ma nel mio piccolo cerco di consapevolizzare.
Dare valore non solo commerciale a quella che è la benzina dell’umanità, mi sembra già un grosso passo avanti. Riutilizzarla per non buttarla via, sarebbe una vera conquista del più comune buon senso.

Gabriella Gai

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Gabriella Gai

Sono Gabriella Gai, vivo e lavoro a Torino. Eclettica di natura ho sviluppato esperienze professionali diverse con un comune denominatore: creatività, progetto e realizzazione. Il mio studio per il riciclo e il riuso dei materiali hanno dato vita ad un progetto dedicato interamente al riciclo del jeans per produrre moda e un lusso sostenibile esteso anche ai complementi di arredo ed alla cura del cane di casa.

2 Responses to Evitare lo spreco alimentare

  1. Greenitps scrive:

    Questo articolo è stato scritto un paio d’anni fa, ma l’argomento è sempre attuale. Dovremmo tutti fermarci un po’ di più a pensare a quanto cibo viene sprecato ogni giorno…http://ecogreentips.org/2011/07/20/greentips-consigli-verdi-lo-spreco-alimentare/

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