Il futuro: un credito da esigere

Viviamo una stagione buia, immersi in un mare di problemi che ogni giorno aumentano di numero: tutta la nostra vita è messa in discussione e ogni punto di riferimento pare non essere più tale. Le certezze di eventi della vita che si presentavano con modelli che il mondo occidentale si era man mano costruiti non corrispondono più al vero. L’unica cosa certa è che si nasce e si muore. Quello che sta in mezzo non segue più un filo logico.

Si nasce, si cresce, si va a scuola, si cerca un lavoro, si trova un lavoro, si costruisce una famiglia, si costruisce una società organizzata. Perché si fa questo? Perché l’uomo a differenza degli animali ha la capacità di prefigurazione, la volontà di immaginarsi un futuro, perché si ha speranza, perché si crede in qualcosa. Ci stiamo rendendo conto che forse, tutto questo, non è più possibile.

Mai come in questi tempi l’uomo si sente privo di futuro. Abbiamo dunque perso le speranze?
Abbiamo perso la fede?

Giorgio Agamben, filoso e scrittore italiano

Qualche giorno fa ho potuto ascoltare la voce di Giorgio Agamben, in un monologo nel quale il filosofo dà una sua spiegazione di futuro. L’intervento mi ha talmente colpita che non ho potuto fare a meno di ascoltare più volte il suo pensiero. Di Giorgio Agamben conoscevo davvero poco. Facendo qualche ricerca ho scoperto una critica che lo posiziona tra i più grandi pensatori della terra. La sua biografia è ricchissima di esperienze, così come la sua bibliografia, che molto presto andrò a leggere.

Vorrei condividere le sue parole con questa trascrizione che ho fatto dal suo monologo tratto da:

Chiodo fisso, Il futuro secondo Giorgio Agamben, filosofo e scrittore.

Per capire Che cosa significa la parola futuro, bisogna prima capire che cosa significa un’altra parola che non siamo più abituati a usare, che piuttosto siamo abituati a usare soltanto nella sfera religiosa, la parola fede: senza fede o fiducia non è possibile futuro, c’è futuro solo se possiamo sperare o credere in qualcosa.

Ma che cos’è la fede?

David Flusser, un grande studioso di scienza delle religioni (esiste anche una disciplina con questo strano nome) stava, appunto un giorno lavorando sulla parola pistis, pistis che è il termine greco che Gesù e gli Apostoli usavano per fede. Quel giorno stava passeggiando per caso, si trovava in una piazza di Atene; ad un certo punto alzando gli occhi vide scritto a caratteri cubitali davanti a sé, Trapeza tes Pisteos. Stupefatto per la coincidenza con la parola pistis guardò meglio: dopo pochi secondi si rese conto di trovarsi semplicemente davanti a una banca; trapeza tes pisteos significa in greco banco di credito. Fu una specie di illuminazione! Ecco finalmente cosa significava la parola pistis che stava cercando da mesi di capire. Pistis, fede è semplicemente il credito di cui godiamo presso Dio e di cui la Parola di Dio gode presso di noi dal momento che le crediamo. Per questo Paolo può dire in una famosissima definizione che la fede è sostanza di cose sperate. La fede è ciò che dà realtà a ciò che non esiste ancora, ma in cui crediamo e abbiamo fiducia perché vi abbiamo messo in gioco il nostro credito, la nostra parola. Qualcosa come un futuro esiste soltanto nella misura in cui la nostra fede riesce a dare sostanza, cioè realtà alle nostre speranze.

Ma la nostra, si sa è un’epoca di scarsa fede, anzi come diceva Nicola Chiaromonte, un’epoca di malafede, cioè di fede mantenuta a forza e senza convinzione, quindi un’epoca senza futuro e senza speranze o di futuri vuoti e false speranze. Ma in quest’epoca, troppo vecchia per credere veramente in qualcosa e troppo furba per essere veramente disperata come dovrebbe, che ne è del nostro credito? Che ne è del nostro futuro? Perché mi pare che a ben guardare, c’è ancora una sfera che gira tutta intorno al perno del credito, una sfera in cui è andata a finire tutta la nostra pistis, tutta la nostra fede: questa sfera è il denaro e la banca, la trapeza tes pisteos, è il suo tempio. Voi sapete, no? che il denaro non è che un credito: su molte banconote, sulla sterlina, sul dollaro, curiosamente non sull’euro e questo ci avrebbe dovuto insospettire, sulla sterlina, sul dollaro c’è scritto ancora che la banca centrale promette di garantire quel credito, la banca, c’è scritto, pagherà al portatore una sterlina, un dollaro anche se ora l’oro non c’è più, la conversione in dollaro non c’è più.

Sapete anche che la cosiddetta crisi che stiamo attraversando, ma spero che siate abbastanza intelligenti per sospettare che ciò che chiama crisi non è qualcosa di provvisorio, ma è il modo normale in cui funziona il capitalismo del nostro tempo, la crisi dunque è cominciata con una serie sconsiderata di operazioni sul credito, su crediti che venivano scontati e rivenduti decine di volte prima di poter essere realizzati. Ciò significa, in altre parole, che il capitalismo finanziario e le banche che ne sono l’organo principale, funzionano giocando sul credito, cioè sulla fede degli uomini; ciò significa anche che l’ipotesi di Walter Benjamin, una bellissima ipotesi secondo me, secondo la quale il capitalismo è in verità una religione e la più feroce implacabile religione che sia mai esistita, perché non conosce redenzione, né giorno di festa, questa ipotesi va presa alla lettera. La Banca ha preso il posto della Chiesa e dei suoi preti e governando il credito manipola e gestisce la fede,  la scarsa e incerta fiducia che il nostro tempo ha ancora in se stesso. E lo fa nel modo più irresponsabile e privo di scrupoli, cercando di lucrare denaro dalla fiducia e dalla speranza degli esseri umani, stabilendo il credito di cui ciascuno può godere, e il prezzo che deve pagare per esso. Oggi stabilendo e valutando persino il credito degli stati, che hanno ceduto, non si sa perché, la loro sovranità. In questo modo, governando il credito, governa non solo il mondo, ma anche il futuro degli uomini, un  futuro che la crisi fa sempre più corto e a scadenza.

E se oggi la politica non sembra più possibile cioè, appunto, perché il potere finanziario ha di fatto sequestrato tutta la fede e tutto il futuro, tutto il tempo e tutte le attese.

Finché dura questa situazione, finché la nostra società che si crede laica resterà asservita alla più oscura  e irrazionale delle religioni io vi consiglio di riprendere il vostro credito e il vostro futuro dalle mani di questi tetri, screditati pseudo sacerdoti, banchieri da una parte, funzionari delle varie agenzie di rating, Moody’s , Standard & Poor’s o come altro si chiamano, e forse la prima cosa da fare è di smettere di guardare intanto soltanto al futuro come essi vi esortano a fare, per rivolgere invece lo sguardo al passato; soltanto comprendendo che cosa è avvenuto, soprattutto cercando di capire come e perché è potuto avvenire, potrete forse riuscire a liberarvene. Non la futurologia, ma l’archeologia è la sola via di accesso al presente.

Spero che queste parole ci aiutino a comprendere quale strada percorre per immaginarci un futuro migliore senza che altri prendano in mano la nostra vita per manipolarla a loro uso e consumo. Il nostro futuro è un credito da esigere.

Gabriella Gai

P.S. Qui potete ascoltare la voce di Giorgio Agamben nella trasmissione di Radio Tre Chiodo Fisso.

 

 

 

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Gabriella Gai

Sono Gabriella Gai, vivo e lavoro a Torino. Eclettica di natura ho sviluppato esperienze professionali diverse con un comune denominatore: creatività, progetto e realizzazione. Il mio studio per il riciclo e il riuso dei materiali hanno dato vita ad un progetto dedicato interamente al riciclo del jeans per produrre moda e un lusso sostenibile esteso anche ai complementi di arredo ed alla cura del cane di casa.

4 Responses to Il futuro: un credito da esigere

  1. […] Giorgio Agamben, Il futuro, un credito da esigere Pubblicato: 1 dicembre 2012 | Autore: Gabriella Giudici | Filed under: Filosofia, Sociologia | Tags: Agamben, fede, futuro, Marx, pístis, speranza | Lascia un commento » Non riuscendo a togliermi dalla mente l’espressione drammatica di Adele Marri mentre pronuncia il suo atto d’accusa davanti al Rettore dell’Università di Parma e al ministro Clini, ho ripensato a un intervento di Giorgio Agamben a Chiodo fisso (Radiorai3) sull’essenza (e assenza) del futuro e il significato della speranza. Eccolo nella trascrizione curata da Gabriella Gai. […]

  2. bussolari erik scrive:

    PISTIS=fede, è stato tradotto o interpretato erroneamente il greco,o meglio GESU’ lo utilizzava in questo modo,PISTIS=aver credito,è la tua parola che ti da credito ciò che ti può salvare,”quello che infetta il tuo corpo non è quello che entra in te,ma quello che esce dalla tua bocca”parole di gesu’.Avere pistis e cioè avere fede,è avere credito attraverso della parola,dove sta il potere nell’ uomo?nella parola,gesu’ insegnava che possiamo aver credito nella vita attraverso la parola con la quale generiamo la nostra realtà,ciò che vogliamo.

  3. Jerri scrive:

    Questo intervento mi trova francamente d’accordo.

    In generale il sito http://www.gabriellagai.it è postocompletamente come si deve, lo
    leggo sempre. Bel lavoro davvero, a presto.

    leggi questo articolo

  4. Gabriella Gai scrive:

    La ringrazio di cuore.

    Gabriella

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