Jeans, perché ti chiami così?

Se chiedete ad un adolescente perché il suo pantalone preferito si chiama in quel modo, difficilmente riuscirà a rispondervi. Ho fatto questa domanda a molti figli di amici la cui risposta è stata: non lo so, perché mi fai questa domanda? Ed io: per sapere se conosci la storia di quello che indossi. Grande stupore appare sui loro volti. Fra le risposte più ingenue e bizzarre, tipo perchè è un pantalone che si è inventato Armani, solo una ragazza mi ha saputo dire vagamente: perché vengono da Genova, ma non so perché.

Siamo il Made in Italy, la nazione che si riconosce come globalmente meglio vestita, ma ben poco sappiamo di storia del costume

Il blue-jeans, il pantalone più venduto al mondo ha origini lontane. Il blu è il suo colore, la città di Genova, come accennava la mia giovane amica il luogo che identifica la tappa iniziale della sua storia. Fra questi due elementi all’apparenza distanti tra loro c’è una storia molto affascinante che passa per la via del cotone, indietro nel tempo fino al Medioevo, passando dalla città di Genova, dai suoi commerci, dal suo porto.

Blue de Genes: una mostra, un percorso di storia del jeans partito proprio da Genova

Blue de Genes, Il Laboratorio del Jeans

Questa estate ho visitato con molta curiosità una mostra/kermesse intitolata Blue de Genes allestita in più punti della città di Genova dal 4 al 7 giugno 2009.
Mai mi sarei aspettata di trovare contenuti tanto interessanti e preziosi intorno ad una tela di cotone. La via del cotone è la chiave di volta della produzione del jeans, come ampiamente Marzia Cataldi Gallo, grande esperta di tessuti genovesi descrive in tutte le sue pubblicazioni. L’autrice è stata per me una vera scoperta.

Il jeans nacque nel XVI secolo e decretò di fatto la crisi di produzione del fustagno, un robusto tessuto prodotto a Genova ed esportato in tutta Europa. Come il jeans soppiantò di fatto il fustagno è una storia che rimando nei dettagli e nella cronologia ad un testo fondamentale per comprendere la storia di questo tessuto, Jeans! Le origini, il mito americano, il made in Italy – Hoepli.

Il fustagno, sia per motivi commerciali che funzionali di fatto si trasformò in un nuovo tessuto: ordito di lino e trama in cotone. In un interessante album di campioni di stoffe raccolti dall’inglese John Holker, poi diventato una figura importante per lo sviluppo dell’industria tessile francese per aver impiantato una manifattura a Rouen, intorno al 1750 proprio per documentare lo stato dell’arte tessile inglese del periodo si contano  ben 8 campioni di jeans: si tratta di stoffe con armatura diagonale marroni o bianche (white jeans (sic)) destinate all’abbigliamento per gli uomini di tutte le classi, solo quelle bianche erano adatte  anche alle signore. Se il target erano le classi basse e medie, senza dubbio va ricordato come anche gli aristocratici  siano stati attirati dalla versatilità del cotone, con la differenza che gli aristocratici utilizzavano i tessuti in cotone soprattutto per la confezione di arredi e biancheria da letto, mentre le classi più basse se ne servivano per l’abbigliamento.

L’uso del blu che venne a caratterizzare i jeans non fu una prerogativa genovese. La città di Genova con i suoi scambi commerciali non fece altro che diffondere un colorante naturale estratto da piante di isatis, dalle quali si otteneva il guado (pastel in francese).
Il colorante blu venne presto sostituito dall’indaco, apprezzato anche per le sue qualità terapeutiche antiffiammatorie. A partire dalla seconda metà del XVI secolo l’indaco dilagò in tutta Europa, grazie anche al fatto che i più intensi rapporti commerciali con il medio e il lontano Oriente consentivano ai preziosi pani, pressati da sembrare pietre, di essere venduti a basso costo sui mercati europei. La tintura blu costava poco ed era adatta a tingere il cotone.

Tessuto Jeans Levi's

Il connubio tra fibra e colore ha iniziato la sua storia

Cosa portò il jeans in America intorno al 1860, data in cui si presuppone l’inizio della produzione di Levi’s Strauss fu la grande intuizione dei commercianti di Nîmes, dai quali deriva il secondo nome del jeans, ovvero denim (de-Nîmes, proveniente da Nîmes). La riorganizzazione del tessile in Europa vide come una fra le protagoniste la città di Nîmes. Le stoffe della città ebbero grande fortuna e notevole espansione, con produzioni diversificate. La manifattura di Nîmes produceva un particolare tessuto diagonale in lana.

Levi's label

Per soddisfare le richieste del mercato  furono aperte rivendite in due città strategiche: Genova e Cadice. Da Genova partivano  le merci per il nord America e il Levante. In seguito quando la produzione fu introdotta a Baltimora a fine Settecento i due tessuti, Denim e Jeans non si sovrapposero: il denim, meno raffinato è destinato ad indumenti da indossare sopra, come le casacche o le salopette da lavoro. Ma i pantaloni ben tagliati adatti a tutte le classi di lavoratori, non potevano che essere in jeans.

Gabriella Gai

Leggi anche:

About The Author

Gabriella Gai

Sono Gabriella Gai, vivo e lavoro a Torino. Eclettica di natura ho sviluppato esperienze professionali diverse con un comune denominatore: creatività, progetto e realizzazione. Il mio studio per il riciclo e il riuso dei materiali hanno dato vita ad un progetto dedicato interamente al riciclo del jeans per produrre moda e un lusso sostenibile esteso anche ai complementi di arredo ed alla cura del cane di casa.

3 Responses to Jeans, perché ti chiami così?

  1. […] Jeans, perché ti chiami così? […]

  2. Patrizia scrive:

    “Sin da tempi remoti, dunque, Chieri fu un importantissimo centro del tessile: lo dimostrano documenti dei primi decenni del XIV secolo, e la fondazione, alla fine del Quattrocento, dell’Università del Fustagno (ricordiamo che le Università di Mestiere erano delle corporazioni, non dei centri didattici).
    I tessuti prodotti a Chieri erano per lo più prodotti rustici e robusti destinati all’uso domestico: tele e fustagni da cui trarre uniformi, teloni, livree, biancheria per la casa. Un paio di queste stoffe ebbero particolare fortuna: una, il già citato fustagno blu, trasportato a Genova e di lì diffuso in tutto il mondo, divenne il celeberrimo Blue Jeans.”
    http://www.piemonte-magazine.it/leggi_articolo.asp?articolo=66&cat=Cultura%20e%20Turismo,%20Musei&offset=

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *