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gennaio 22, 2010
Mi stupisce sempre il fatto che in periodi di crisi nascano comunque cose belle, che si affermano e che durano nel tempo. Così è stato per il jeans, una tela nata povera, per i poveri e finita per diventare un vero cult globale.
Avvicinandomi al Piemonte un’altra povera tela ha invece generato un’arte che per fortuna ancora si pratica e si tramanda in scuole specializzate: il Ricamo Bandera.
Racconta Gisella Tamagno Gazzola nel suo libro Il mio Bandera edito dall’Associazione Culturale il Quadrifoglio che il Bandera è un ricamo esclusivamente piemontese con uno spiccato gusto francese. La leggenda narra, che nella seconda metà del 1600, un tessitore chierese (Chieri è una cittadina a pochi km da Torino ed è , da secoli, centro di industrie tessili), un certo signor Bandera, produsse una tela di colore grezzo, a nido d’ape o rigata, molto robusta e resistente.
Il Piemonte attraversava un periodo di scarsa prosperità economica e i nobili dovendo accogliere nelle loro dimore la nuova sovrana, contenendo nel contempo i costi di ospitalità e rappresentanza, dimostrarono subito di apprezzare il nuovo tessuto, molto resistente ed economico e lo ordinarono in grandi quantità per rivestire poltrone, letti, divani, cadregoni (poltrone con braccioli di legno) e taboretti (piccoli sgabelli) ormai logori e impresentabili.
Poi dei bordeaux e in seguito anche in altre tinte (giallo oro, rosa, verdi), riproducendo per quanto riguarda i disegni, le volute degli stucchi, dei mobili e degli stipiti e la decorazione dei tessuti d’epoca.
Secondo studi recenti pare che la tela sia di origine turca e che fosse già conosciuta in Piemonte nella seconda metà del 1400, essendo nominata negli Statuti dell’arte del Fustagno della città di Chieri del 1482.
Fu adoperata, all’inizio, per confezionare tasche e fodere per le uniformi dei militari e degli ospiti degli orfanotrofi e degli Ospizi di Carità. In seguito la tela fu apprezzata per i costo contenuto e destinata al ricamo con fili di lana, ad usi più raffinati nel campo dell’arredamento.
Impiegato per nascondere tessuti rovinati o per abbellire i rivestimenti (detti housses), per preservare dalla luce e dalla polvere stoffe e ricami preziosi: in alcuni casi gareggerà con questi ultimi per bellezza e fasto. E’ possibile trovare esempi di ricamo Bandera in ogni residenza Sabauda visitabile.
Il Bandera è un fatto di prestigio per ogni buona famiglia, prima della nobiltà e in seguito della borghesia piemontese. Diventa la dote da dare alle figlie, tramutata in oggetti fatti per durare nel tempo. Il testile del letto nuziale ne è il tipico esempio.
Dopo un crescente proliferare di laboratori e di scuole per tramandare l’arte, la seconda guerra mondiale ne provocò la chiusura. Nel dopoguerra l’avvento dell’industria e le lotte femministe non fecero di certo riprendere le attività artigianali. Negli anni ‘70 il ricamo caduto in disuso sembrava destinato all’estinzione.
Solo negli anni ‘90, grazie alla passione della Contessa Maria Consolata Parlormo il ricamo Bandera torna a rivivere. La necessità di restaurare un letto a baldacchino la mettono sulle tracce di anziane ricamatrici di Pralormo che occupandosi del lavoro di restauro convinse in seguito a tramandare l’antica arte di pittura con l’ago. Dopo anni di silenzio le scuole di ricamo Bandera sono ora numerose in Piemonte: un invito a frequentarle per non perdere un bell’aspetto della nostra storia.
Gabriella Gai
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